Ciò che è semplice è naturale, ciò che è naturale racchiude il divino.
Ciò che è semplice è naturale, ciò che è naturale racchiude il divino.
Da oltre trent’anni, la Fraternità di Romena rappresenta un punto di riferimento spirituale e umano per migliaia di persone provenienti da tutta Italia. Fondata nel 1991 da don Gigi Verdi — con il sostegno dell’allora vescovo di Fiesole, monsignor Luciano Giovannetti — questa realtà nata attorno alla millenaria Pieve di San Pietro si è trasformata in un autentico laboratorio di umanità, spiritualità e accoglienza.
Un luogo che abbatte le barriere
Scrittori, teologi, scienziati, uomini e donne di Chiesa, ma anche molti non credenti: chiunque arrivi a Romena trova uno spazio in cui le barriere ideologiche e religiose cadono, lasciando spazio alla ricerca autentica di un senso per la propria vita. Come ricorda Massimo Orlandi, giornalista, scrittore e direttore delle Edizioni di Romena, pensava di voler girare il mondo, finché ha capito che era il mondo a venire lì.
I percorsi della Fraternità
Il cuore dell’attività si articola in tre “Corsi”. Il Primo Corso, diretto da Pier Luigi Ricci dal 1997, ha una dimensione umana ed emotiva: non promette di cambiare la vita, ma offre strumenti per rileggere la propria esistenza con maggiore leggerezza. Il Secondo Corso, tenuto da Maria Teresa Abignente e Paola Francalanci, prende ispirazione dalla parabola del figliol prodigo e propone un cammino verso Dio fatto non di teorie, ma di gesti concreti e silenzi fecondi. Il Terzo Corso si svolge nell’eremo di Quorle, a venti chilometri dalla Pieve, nell’oasi naturale di Pratomagno: uno spazio per ritrovare unità interiore e imparare a “fare una cosa per volta”, secondo l’invito di don Gigi.
A questi si aggiunge l’eremo di Coltriciano, dove Tiziana Bonora accompagna i visitatori in soggiorni di cinque giorni dedicati all’ascolto di sé, degli altri e della vita.
La cura delle fragilità
Particolare attenzione è riservata alle fragilità più delicate. Il gruppo “Nain” — circa settanta genitori che hanno perso un figlio — si ritrova ogni mese nel “Giardino della Resurrezione”, dove ogni mandorlo porta il nome di una vita spezzata troppo presto. Il nome richiama il villaggio evangelico in cui Gesù risuscitò il figlio di una madre vedova, e nasce dall’indignazione di don Gigi di fronte a consolazioni superficiali rivolte a chi è nel dolore: «Il dolore è sacro», ripete il sacerdote.
Ai giovani tra i 18 e i 25 anni è dedicato invece il lavoro di Andrea Pegoretti, che nei fine settimana cura le fragilità giovanili in un clima in cui, come lui stesso descrive, le lacrime trattenute possono finalmente scorrere ed essere accolte come qualcosa di prezioso.
Una comunità viva
La Fraternità si sostiene attraverso un’economia di autofinanziamento che comprende un ristoro, una libreria aperta ogni giorno e le Edizioni di Romena, che pubblicano una decina di titoli all’anno. È stata recentemente avviata una raccolta fondi per la realizzazione della “Tenda”, un nuovo spazio dedicato agli incontri con i giovani. La Pieve, attualmente in restauro, si spera possa riaprire entro l’estate per riprendere la celebrazione eucaristica domenicale.
Dopo trentacinque anni di cammino, don Gigi Verdi sintetizza lo spirito di Romena con una parola sola: semplicità. Richiamando papa Giovanni XXIII, ricorda che «ciò che è semplice è naturale, ciò che è naturale racchiude il divino».
Tratto da Avvenire