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Russia, sacerdoti ortodossi difendono i giovani manifestanti arrestati

Per la prima volta, una parte del clero russo-ortodosso si esprime contro le eccessive decisioni repressive del sistema giudiziario.

Nel mese di settembre, i cortei di protesta non autorizzati per ottenere vere elezioni democratiche al parlamento di Mosca sono stati affrontati dalle forze dell’ordine con l’arresto di diversi giovani manifestanti, poi incarcerati. Un gruppo di sacerdoti della Chiesa ortodossa russa, preoccupati per le misure punitive eccessive e non commisurate alla violazione della legge, ha deciso così di pubblicare una lettera aperta rivolta ai tribunali.

È la prima volta che anche solo una parte del clero ortodosso mostra la propria solidarietà ad attivisti civili, spesso colpiti dalla repressione governativa. I sacerdoti danno la propria disponibilità a discutere pubblicamente la difesa dei condannati e mettono in guardia le forze dell’ordine dal produrre false testimonianze, ricordando che anche il processo al Salvatore fu fondato su false testimonianze.

Come riportato da AsiaNews, la lettera si apre con una citazione del profeta Michea (6,8), che ammonisce l’uomo a praticare la giustizia, e la richiesta di rivedere le decisioni del tribunale riguardo alla durata della detenzione. Per questo, vengono citati casi specifici. Ad esempio, Konstantin Kotov è stato condannato a quattro anni di lager non per aver commesso violenza nei confronti di poliziotti o cittadini, ma per aver cercato di intercedere per altri arrestati mostrando un cartello con le parole del defunto p. Aleksandr Men “La misericordia è tutto ciò a cui aspiriamo”.

Tra i firmatari ci sono proprio diversi esponenti delle comunità legate alla memoria di p. Men, il padre spirituale del dissenso contro il regime ateo del passato. L’iniziatore dell’appello è il sacerdote e teologo Oleg Batov, che ha fondato la prestigiosa cattedra di teologia presso l’università moscovita di fisica nucleare. Essi, come anche gran parte dell’opinione pubblica, sono rimasti stupiti dalla scelta dei giudici di rifiutare come prove le videoregistrazioni fatte durante gli eventi incriminati, dalle quali risulta evidente il comportamento pacifico degli arrestati a fronte di violenze ingiustificate dei poliziotti.

Nel soffocante clima di mancanza di libertà all’interno della Chiesa russo-ortodossa, il centinaio di sacerdoti firmatari non è stato pubblicamente sostenuto da alcun vescovo, ma ha comunque mostrato una posizione che nel clero è tutt’altro che unitaria rispetto a quella ufficiale e stimolato altre prese di posizione pubbliche tra insegnanti e avvocati. L’unica dichiarazione del patriarcato di Mosca alla lettera aperta dice che la Chiesa ha il diritto di intercedere per i condannati, ma in modalità privata, e invita i sacerdoti a raccogliere fondi per dei buoni avvocati più che sprecare parole al vento: un tono irridente che ha sollevato varie reazioni di protesta.

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