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Sant’Espedito, un culto interreligioso nell’Oceano Indiano

La curiosa storia della devozione per il santo cattolico a La Réunion, isola al largo del Madagascar, che coinvolge induisti e musulmani.

Stavo leggendo il libro In india di William Dalrymple, uno dei più importanti autori della letteratura di viaggio contemporanea, quando mi imbatto nella storia veramente curiosa di un culto locale di sant’Espedito, che si è trasformato in devozione interreligiosa. Raccontando della sua visita a La Réunion, isola nell’Oceano Indiano situata a settecento chilometri a est del Madagascar ma appartenente al dipartimento d’Oltremare della Francia, l’autore incontra un abitante che gli fa conoscere la leggenda delle origini di questo culto e la grande venerazione per il santo da parte della popolazione, costituita soprattutto da africani immigrati e discendenti dei primi coloni.

«Nel 1931 uno scrigno contenente alcune reliquie sacre era arrivato a La Réunion dal Vaticano. Pare che, durante il viaggio, l’etichetta su cui c’era scritto il nome del santo fosse andata perduta e l’unica indicazione del suo contenuto fosse un timbro con la scritta in italiano “Spedito”. Così, quello che era cominciato come l’errore di un impiegato, dette vita al culto di Saint-Expédit, la cui popolarità crebbe ogni anno di più, sino a farne il santo patrono ufficioso di La Réunion, un santo la cui biografia mai scritta era riuscita a cristallizzare le paure e le speranze più profonde delle varie etnie dell’isola. […] Infatti non sono solo i cattolici di La Réunion a rivolgersi al santo per ricevere aiuto: tutte le comunità dell’isola lo celebrano e ciascuna ha aggiunto qualche nuovo elemento al suo culto.»

«La Chiesa cattolica locale ha conferito al santo gli attributi di un martire cristiano e la sua immagine è quella di un giovane legionario romano con una corazza d’argento e una tunica rossa. In una mano tiene una spada, nell’altra la palma del martire; sotto il piede destro schiaccia un corvo, simbolo della sua vittoria sui demoni della tentazione. Ma a questa immagine convenzionale di devozione cattolica si sono aggiunte numerose varianti di ordine esoterico. Gli indù hanno adottato nel loro pantheon questa immagine avvolta nel colore per loro sacro e ora considerano Saint-Expédit come un’incarnazione non ufficiale di Viśnu. Chi vuole avere figli viene al suo santuario e appende alle inferriate tonache color zafferano. Ugualmente, i musulmani di La Réunion legano fili di cotone al suo altare, proprio come farebbero agli altari sufi del subcontinente. Il culto ha conquistato una vasta popolarità anche tra i discendenti di quegli schiavi le cui credenze derivavano dai loro antenati malgasci ed erano decisamente ispirate a pratiche spiritistiche. Nel Madagascar la palma è associata alla morte, mentre la spada e il corvo di Saint-Expédit sono considerati simboli del sacrificio, come se si trattasse di uno stregone bianco.»

La vera storia di sant’Espedito non la conosce nessuno, perché le uniche notizie sul suo conto si possono ricavare solamente dai martirologi (si festeggia il 19 aprile). Certamente, la sua origine è ben più antica di quella indicata in questo racconto, visto che il nome “Expeditus” si trova già nel Martirologio Geronimiano del V secolo. Ma la cosa interessante è il culto interreligioso nato intorno al santo cattolico: induisti, musulmani e, addirittura, spiritisti non si fanno problemi a venerare sant’Espedito, come a dire che, se una figura ispira fiducia e devozione, non importa di che fede sia.

Luca Frildini

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