Letture: Dt 8,2-3.14-16; Sal 147;1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58
Più concreto di così non si può: Gesù non poteva essere più chiaro. A chi si aspettava teorie e teologie, a chi immaginava di doversi mettere a studiare, a interpretare, a cavillare su parole e idee astratte, Gesù offre un pezzo di pane: cibo quotidiano, essenziale; non un lusso, ma una necessità.
Che strano Dio è colui che pensa di nascondersi in un boccone e un sorso, che invece di affermare con grandiose raffigurazioni la sua potenza e maestosità, si offre in ciò che di più comune e ordinario ci possa essere: un pezzo di pane, che non si nega a nessuno. Perché Lui sa bene che la fame vuole sostanza, perché Lui ha conosciuto la stanchezza e ha capito cosa significa sentirsi svuotati, senza energie e comprende l’umano, elementare bisogno di qualcosa che semplicemente ci rimetta in piedi.
Troppo lungo per noi il cammino per fare a meno di qualcosa che nutra davvero, che entri in circolo nel nostro sangue e si trasformi in vita; troppo faticoso e logorante questo cammino per pensare di farcela da soli, senza riconoscere il bisogno che abbiamo di riceverla questa vita. Una vita fatta di scambio, di relazione, di offerta e dono, di intimità.
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Don Luigi Verdi
In questa domenica ci lasciamo guidare dalle parole di papa Francesco che ha commentato il vangelo odierno nella preghiera dell’Angelus del 2014:
Dall’Angelus di papa Francesco della festa del Corpus Domini del 22 Giugno 2014
Cari fratelli e sorelle, buongiorno! In Italia e in molti altri Paesi si celebra in questa domenica la festa del Corpo e Sangue di Cristo. La Comunità ecclesiale si raccoglie attorno all’Eucaristia per adorare il tesoro più prezioso che Gesù le ha lasciato.
Il Vangelo di Giovanni presenta il discorso sul “pane di vita”, tenuto da Gesù nella sinagoga di Cafarnao, nel quale afferma: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,51).
Gesù sottolinea che non è venuto in questo mondo per dare qualcosa, ma per dare sé stesso, la sua vita, come nutrimento per quanti hanno fede in Lui.
Questa nostra comunione con il Signore impegna noi, suoi discepoli, ad imitarlo, facendo della nostra esistenza, con i nostri atteggiamenti, un pane spezzato per gli altri, come il Maestro ha spezzato il pane che è realmente la sua carne. Per noi, invece, sono i comportamenti generosi verso il prossimo che dimostrano l’atteggiamento di spezzare la vita per gli altri.
Ogni volta che partecipiamo alla Santa Messa e ci nutriamo del Corpo di Cristo, la presenza di Gesù e dello Spirito Santo in noi agisce, plasma il nostro cuore, ci comunica atteggiamenti interiori che si traducono in comportamenti secondo il Vangelo.
Anzitutto la docilità alla Parola di Dio, poi la fraternità tra di noi, il coraggio della testimonianza cristiana, la fantasia della carità, la capacità di dare speranza agli sfiduciati, di accogliere gli esclusi.
In questo modo l’Eucaristia fa maturare uno stile di vita cristiano. La carità di Cristo, accolta con cuore aperto, ci cambia, ci trasforma, ci rende capaci di amare non secondo la misura umana, sempre limitata, ma secondo la misura di Dio. E qual è la misura di Dio? Senza misura!
La misura di Dio è senza misura. Tutto! Tutto! Tutto! Non si può misurare l’amore di Dio: è senza misura!
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Nel nostro brano il Signore Gesù si presenta come “pane della vita” e come “pane vivo”, “quello vivente”, mangiando il quale si potrà vivere “in eterno”. Occorre fare attenzione, mi sembra, a cosa possa significare mangiare e a cosa possa significare il vivere “in eterno”.
Mangiare è atto primario che svela molto del modo in cui ciascuno si relaziona con il mondo, con gli altri. Qui viene usato un verbo forte: siamo rimandati al masticare, sminuzzare, gustare: allo stesso modo i padri ci parlano del rapporto con la Scrittura nella lectio divina, Scrittura che va assimilata come cibo, come vero nutrimento. Così possiamo cercare di assimilare il modo di vivere di Gesù, il suo donarsi, al suo essere “per la vita del mondo”.
Vivere “in eterno” ha a che fare con la vita in pienezza, la nostra vita concreta. Certamente resta aperta la prospettiva escatologica, che tutto compie, ma sarebbe riduttivo rimandare tutto a un lontano avvenire. La vita eterna di cui leggiamo nei vangeli ha a che fare con quel Regno di cui parlano i sinottici. È vita in comunione con Gesù, vero volto di Dio, è partecipazione alla vita di relazione tra Padre e Figlio e Spirito, vita aperta a ciascuno e a tutti. È vita da assimilare guardando all’umanità di Gesù, da “mangiare” perché diventi il nostro modo di vivere: un vivere in comunione. “L’uomo diventa ciò che mangia, o, meglio, ciò che ama” (Silvano Fausti).
Dal “pane” Gesù passa a parlare della “carne”, che indica l’uomo nella sua completa umanità. E parla del “sangue”, scandalizzando ulteriormente i suoi uditori.
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Sorella Silvia
Santissimo Corpo e Sangue di Cristo
Anno A
Letture: Dt 8,2-3.14-16; Sal 147;1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58
Più concreto di così non si può: Gesù non poteva essere più chiaro. A chi si aspettava teorie e teologie, a chi immaginava di doversi mettere a studiare, a interpretare, a cavillare su parole e idee astratte, Gesù offre un pezzo di pane: cibo quotidiano, essenziale; non un lusso, ma una necessità.
Che strano Dio è colui che pensa di nascondersi in un boccone e un sorso, che invece di affermare con grandiose raffigurazioni la sua potenza e maestosità, si offre in ciò che di più comune e ordinario ci possa essere: un pezzo di pane, che non si nega a nessuno. Perché Lui sa bene che la fame vuole sostanza, perché Lui ha conosciuto la stanchezza e ha capito cosa significa sentirsi svuotati, senza energie e comprende l’umano, elementare bisogno di qualcosa che semplicemente ci rimetta in piedi.
Troppo lungo per noi il cammino per fare a meno di qualcosa che nutra davvero, che entri in circolo nel nostro sangue e si trasformi in vita; troppo faticoso e logorante questo cammino per pensare di farcela da soli, senza riconoscere il bisogno che abbiamo di riceverla questa vita. Una vita fatta di scambio, di relazione, di offerta e dono, di intimità.
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Don Luigi Verdi
In questa domenica ci lasciamo guidare dalle parole di papa Francesco che ha commentato il vangelo odierno nella preghiera dell’Angelus del 2014:
Dall’Angelus di papa Francesco della festa del Corpus Domini del 22 Giugno 2014
Cari fratelli e sorelle, buongiorno! In Italia e in molti altri Paesi si celebra in questa domenica la festa del Corpo e Sangue di Cristo. La Comunità ecclesiale si raccoglie attorno all’Eucaristia per adorare il tesoro più prezioso che Gesù le ha lasciato.
Il Vangelo di Giovanni presenta il discorso sul “pane di vita”, tenuto da Gesù nella sinagoga di Cafarnao, nel quale afferma: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,51).
Gesù sottolinea che non è venuto in questo mondo per dare qualcosa, ma per dare sé stesso, la sua vita, come nutrimento per quanti hanno fede in Lui.
Questa nostra comunione con il Signore impegna noi, suoi discepoli, ad imitarlo, facendo della nostra esistenza, con i nostri atteggiamenti, un pane spezzato per gli altri, come il Maestro ha spezzato il pane che è realmente la sua carne. Per noi, invece, sono i comportamenti generosi verso il prossimo che dimostrano l’atteggiamento di spezzare la vita per gli altri.
Ogni volta che partecipiamo alla Santa Messa e ci nutriamo del Corpo di Cristo, la presenza di Gesù e dello Spirito Santo in noi agisce, plasma il nostro cuore, ci comunica atteggiamenti interiori che si traducono in comportamenti secondo il Vangelo.
Anzitutto la docilità alla Parola di Dio, poi la fraternità tra di noi, il coraggio della testimonianza cristiana, la fantasia della carità, la capacità di dare speranza agli sfiduciati, di accogliere gli esclusi.
In questo modo l’Eucaristia fa maturare uno stile di vita cristiano. La carità di Cristo, accolta con cuore aperto, ci cambia, ci trasforma, ci rende capaci di amare non secondo la misura umana, sempre limitata, ma secondo la misura di Dio. E qual è la misura di Dio? Senza misura!
La misura di Dio è senza misura. Tutto! Tutto! Tutto! Non si può misurare l’amore di Dio: è senza misura!
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Nel nostro brano il Signore Gesù si presenta come “pane della vita” e come “pane vivo”, “quello vivente”, mangiando il quale si potrà vivere “in eterno”. Occorre fare attenzione, mi sembra, a cosa possa significare mangiare e a cosa possa significare il vivere “in eterno”.
Mangiare è atto primario che svela molto del modo in cui ciascuno si relaziona con il mondo, con gli altri. Qui viene usato un verbo forte: siamo rimandati al masticare, sminuzzare, gustare: allo stesso modo i padri ci parlano del rapporto con la Scrittura nella lectio divina, Scrittura che va assimilata come cibo, come vero nutrimento. Così possiamo cercare di assimilare il modo di vivere di Gesù, il suo donarsi, al suo essere “per la vita del mondo”.
Vivere “in eterno” ha a che fare con la vita in pienezza, la nostra vita concreta. Certamente resta aperta la prospettiva escatologica, che tutto compie, ma sarebbe riduttivo rimandare tutto a un lontano avvenire. La vita eterna di cui leggiamo nei vangeli ha a che fare con quel Regno di cui parlano i sinottici. È vita in comunione con Gesù, vero volto di Dio, è partecipazione alla vita di relazione tra Padre e Figlio e Spirito, vita aperta a ciascuno e a tutti. È vita da assimilare guardando all’umanità di Gesù, da “mangiare” perché diventi il nostro modo di vivere: un vivere in comunione. “L’uomo diventa ciò che mangia, o, meglio, ciò che ama” (Silvano Fausti).
Dal “pane” Gesù passa a parlare della “carne”, che indica l’uomo nella sua completa umanità. E parla del “sangue”, scandalizzando ulteriormente i suoi uditori.
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Sorella Silvia