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Le scarpe con l’acqua benedetta nelle suole

Un’agenzia statunitense ha creato le Jesus shoes, una provocazione per l’attuale mondo della moda, un’irriverenza per i cristiani.

Un crocifisso di metallo attaccato ai lacci. Una goccia di sangue disegnata sulla linguetta, connessa al marchio stampato sulla soletta rossa con la corona di spine e la scritta INRI. Il versetto MT 14:25 (“Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare”) sulla tomaia, che si collega alla presenza nella suola di acqua del fiume Giordano benedetta.

Un concentrato irriverente che l’agenzia di Brooklyn MSCHF ha messo nella sua rielaborazione di un modello di scarpe di successo, le Nike Air Max 97. Denominate “Jesus shoes” (scarpe di Gesù) e pubblicizzate con lo slogan “Walk on water” (cammina sull’acqua), prima di essere vendute sono state regalate a sette celebrità di internet e della musica, che le hanno così mostrate in anteprima sui social network. Nike ha subito dichiarato di non essere coinvolta nel progetto.

Le paia, in numero limitato, sono state messe in vendita su un sito americano di aste specializzato in scarpe: sono andate esaurite in meno di ventiquattr’ore, con un picco massimo di tremila dollari. In tutto il mondo, le ricerche sul web sono esplose, arrivando a far cresce del 270% quelle per il marchio MSCHF. In Italia, che ha rappresentato il 5% delle ricerche globali guidate dagli statunitensi, l’attenzione maggiore è venuto dalla fascia di età compresa tra i 18 e 24 anni, circa un terzo del totale degli interessati.

Il direttore commerciale dell’agenzia, Daniel Greenberg, ha spiegato al New York Post che l’iniziativa ha l’obiettivo di dimostrare quanto sia diventata assurda la tendenza del mondo della moda di effettuare le più disparate collaborazioni, con qualunque persona di successo, per la creazione di abbigliamento. Si sono quindi domandati: come sarebbe una collaborazione con Gesù, una delle persone più influenti della storia?

La critica a questo aspetto della moda di oggi è attuale e con un fondamento e l’idea, comunque irriverente, è efficace. Ma c’era bisogno di arrivare a mettere dell’acqua santa in una scarpa? Dicono sia stata benedetta da un sacerdote in Israele amico di Greenberg: speriamo sia solo una boutade per aumentare l’interesse verso la provocazione.

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