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Il signore veglia sul cammino dei giusti

Un percorso all’interno del Libro dei Salmi, per un cammino di maturità umana e di fede. Introduzione.

1. Un libro che mostra una sua unità

Il Libro dei Salmi è parte integrante della Bibbia ed è collocato nel Canone cristiano all’interno dei libri sapienziali, mentre nella Bibbia ebraica è inserito in quella sezione che va sotto il nome di Scritti. Il termine “Salmi” è una traslitterazione del greco “psalmoi”, che fa riferimento ai canti accompagnati con la cetra, per cui il titolo del libro lo potremmo intendere come il “libro dei canti”. Va, però, precisato che quel gruppo di sapienti, che hanno tradotto la Bibbia dall’ebraico in greco e che va sotto il nome di “Bibbia dei Settanta”, scegliendo questo termine hanno voluto meglio caratterizzare l’intestazione ebraica, dove si parla di “libro delle preghiere”. In conclusione si può dire che il Libro dei Salmi è un libro di preghiere, adatte per essere cantate all’interno di un servizio liturgico.

La prima cosa che il libro dei Salmi ci chiede è quella di non considerarlo una semplice raccolta di canti per uso liturgico. Esso si presenta come un testo che mostra una sua unità e che richiede al lettore o all’orante la disponibilità a lasciarsi condurre dall’inizio alla fine per poter cogliere la strada che viene indicata. La tentazione più immediata è quella di fermarsi a cogliere le diverse forme letterarie, cioè, se si tratta di un inno, di una supplica, di un rendimento di grazie, di una memoria storica del passato. Così facendo si perde di vista l’intenzione del redattore finale, che ha dato a questa serie di canti un ordine ben preciso nell’intento di offrire al lettore/orante una proposta di vita.

2. Un voluto parallelismo con la Torah

Con il termine Torah la tradizione ebraica indica quello che noi chiamiamo il Pentateuco, che sarebbe la raccolta dei primi cinque libri della Bibbia e che noi intendiamo semplicemente come il libro della Legge. In effetti il termine Torah non dice soltanto un riferimento ai precetti da osservare, ma essa è soprattutto istruzione, insegnamento, che vuole offrire un orientamento e, quindi, indicare la via della vita. Il libro dei Salmi, che raccoglie centocinquanta preghiere/canti, è infatti suddiviso in cinque libri, quasi a suggerire che il legame con la Torah è molto stretto, perché qui è in gioco la vita concreta di un popolo, che nel suo dialogo con il Dio dell’Alleanza intende esprimere le proprie infedeltà, le proprie paure, il proprio desiderio di ritornare al cammino disegnato dalla stessa Torah. A sottolineare questo stretto rapporto tra il libro dei Salmi e la Torah è sufficiente far riferimento al Salmo 119, composto di ben ventidue strofe, tante quante sono le lettere dell’alfabeto ebraico e che si presenta come un testo meditativo con la finalità di aiutare il lettore/orante a contemplare e comprendere il grande dono che Dio ha fatto al suo popolo.

La suddivisione del Salterio in cinque libri non è visibile a prima vista, perché essa è legata ad un piccolo artificio, che consente di cogliere il passaggio da uno all’altro libro. In effetti al termine di quattro salmi, collocati in posizione strategica, si ritrova una dossologia conclusiva e che serve ad indicare la fine del libro. I Salmi in questione sono il 41, 72, 89 e 106, per cui è facile estrapolare i cinque libri del Salterio: 1° libro: 1-41; 2° libro: 42-72; 3° libro: 73-89; 4° libro: 90-106; 5° libro: 107-150. Va anche detto, per inciso, che la numerazione dei Salmi nel testo ebraico è leggermente diversa dalla versione greca della Settanta, che a sua volta è stata adottata dalla traduzione in latino, chiamata Vulgata, e di conseguenza nell’uso liturgico della Chiesa; mentre nella traduzione delle nostre Bibbie si ritrova quella del testo ebraico. Questo è il motivo per cui ritroviamo in esse in testa ad ogni salmo una doppia numerazione: quella ebraica e quella della Vulgata.

3. Una possibile lettura unitaria del Libro dei Salmi

Più che soffermarci sui diversi generi letterari, che caratterizzano i vari testi presenti nel Salterio, forse è più opportuno cercare di cogliere il dinamismo che questa raccolta porta con sé. La voluta corrispondenza con i libri della Torah ci dicono chiaramente che il Salterio andrebbe letto dall’inizio alla fine per poter avere la possibilità di cogliere l’itinerario spirituale ed allo stesso tempo umano che esso intende proporre. Alcuni, come A. Chouraqui, propongono come griglia di lettura l’immagine di una giornata intera, che, nella tradizione ebraica, inizia dalla sera, abbraccia tutto il giorno e si apre ad un nuovo mattino: si parte, cioè, da una situazione notturna contrassegnata dal predominare della supplica per giungere a quel nuovo mattino caratterizzato dalla pienezza della lode.

Altri, invece, suggeriscono di cogliere nel Salterio un percorso umano, che partirebbe dalla nascita per giungere fino alla maturità. Noi seguiremo questa seconda proposta, cercando di cogliere in modo molto sommario qualcosa che rinvii a questo ideale cammino di maturazione. Prima di fermarci sui singoli libri per cercare di cogliere l’abbozzo di questo cammino, è quanto mai opportuno tener conto di come si apra e si chiuda il Salterio: l’inizio (Salmo 1) è contrassegnato dalla proclamazione di una beatitudine, che riguarda l’uomo e la donna di ogni tempo e di ogni luogo, mentre la chiusura (Salmo 150) è data da un invito alla lode, ripetuto per ben dieci volte e che vorrebbe costituire il punto di approdo di un vero cammino di maturità umana e spirituale.

1° Libro, Salmi 1-41. La chiamata alla vita e la nuova identità di figli

La vita nuova, una vita che si apra all’esperienza della beatitudine, è resa possibile dalla gratuita iniziativa di Dio, che con il suo dono di amore intende generarci come figli, capaci di rendere visibile con la propria vita la sua paternità amorosa e fedele. Questa vocazione e questa generazione alla vita di figli risuona nel Salmo 2, dove la voce di Dio stesso dice: «Tu sei mio figlio, Io oggi ti ho generato». Nei vangeli questa parola è rivolta a Gesù, il Figlio, che vive la sua vita nell’ascolto obbediente della voce del Padre. Questa parola è detta anche per tutti coloro, che hanno fatto l’esperienza del battesimo, dell’essere stati immersi, innestati nel mistero di Cristo e scoprono di essere chiamati ogni giorno a divenire sempre più quello che già sono, cioè figli per adozione.

La preghiera dei Salmi vuole operare in loro questa trasformazione, che li porta ad essere sempre più conformi all’immagine del Figlio, che è Gesù il Cristo crocifisso e risorto, acquisendo e facendo proprio il suo Io filiale, messianico e regale. Questo primo libro ci ricorda che tutti gli inizi sono difficili, perché non c’è trasformazione che non richieda una vera lotta con la mentalità mondana, in cui ci si ritrova immersi, ma, ancor di più, con se stessi e con il proprio cuore indurito e portato all’idolatria. Così il Salmo 3 si apre con una espressione di vero spaesamento: «Signore, quanti sono i miei avversari!». In effetti i soggetti che ritroviamo nei Salmi sono tre: l’Io dell’orante, che comprende sia il singolo, sia tutta la comunità, l’altro soggetto è il Tu di Dio ed il terzo è formato dai vari nemici, che in vario modo ostacolano questo cammino di maturità.

Non c’è nascita, che non conosca le difficoltà degli inizi, ma il Salmo 23 ci tiene a ricordare che il «Signore è il mio pastore». È Lui che si prende cura del cammino dell’orante, per cui egli può dire con sicurezza: «anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché Tu sei con me». Anche se il cammino presenta una serie di difficoltà, ciò che rassicura è la consapevolezza di essere custodito dalla mano del Signore. Il Salmo 40 esprime con chiarezza questa fiducia nel «Dio che ascolta il mio grido (..) e rende sicuri i miei passi». In questo Salmo l’orante esprime tutta la sua decisione di camminare per questa via, che si presenta come adesione piena alla Torah: «Nel rotolo del libro di me è scritto di fare la tua volontà: mio Dio questo io desidero: la tua Legge è nel mio intimo». Il libro si chiude con la beatitudine del Salmo 41.

2° Libro, Salmi 42-72. La fase adolescenziale tra entusiasmi e cadute

Il Salmo 42, che apre questo secondo libro, offre un’immagine plastica della tensione giovanile, che anima l’esistenza dell’orante: «Come la cerva anela ai corsi di acqua, così l’anima mia anela a Te o Dio». Questa tensione così marcata è rintracciabile nel Salmo 63, dove l’orante è tutto proteso verso Colui che può davvero saziare la sua sete di vita e di amore: «O Dio Tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia». Nonostante l’avvio un po’ faticoso, si è andato rafforzando nella mente e nel cuore dell’orante il valore di questo cammino, che lo impegna sempre più in questo dialogo intimo con il Signore. Certamente questo anelito verso l’incontro con Dio trova il suo luogo privilegiato nel Tempio, che è spazio liturgico, ma anche comunitario, per cui alcuni salmi faranno esplicito riferimento al Tempio e alle condizioni per accedere ad esso.

In posizione quasi mediana ritroviamo la grande supplica del Miserere – Salmo 51 –, espressione concreta della grande caduta. Gli slanci giovanili conoscono in sé anche i momenti dello smarrimento, del venir meno, ma le cadute, se visitate dal Signore, possono diventare occasione di una nuova ripartenza. Così è stato per Davide, che alla fine del salmo può dire che il vero sacrificio, che Dio gradisce è quello del cuore frantumato, capace di veri sentimenti di pietà: «Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore contrito e affranto Tu, o Dio, non disprezzi» (Salmo 51,19).

Il Salmo 51, il Miserere, è preceduto da una duplice introduzione: una è di natura sapienziale ed è il Salmo 49, mentre la seconda, che riguarda il Salmo 50, ha una connotazione profetica e si presenta come l’istruzione di un processo da parte di Dio nei confronti di un orante, ovvero di tutto un popolo, che è venuto meno al patto di Alleanza, a quella reciproca appartenenza che scaturiva dal patto stesso. Il secondo libro si chiude con il Salmo 72, che è un salmo messianico e che la liturgia ci propone per la festa dell’Epifania. Nell’ultimo versetto viene detto esplicitamente: «Qui finiscono le preghiere di Davide, figlio di Iesse», ma nel versetto iniziale l’intestazione diceva: «Verso Salomone». Il Salmo in sostanza è tutto proiettato verso il figlio della Promessa, verso Colui che deve venire, verso Colui che costituisce il compimento della Promessa, che come un seme è gettato nella terra del cuore umano per suscitare in lui un nuovo modo di abitare la terra in obbedienza al disegno di Dio.

3° Libro, Salmi 73-89. Il tempo della crisi

Non c’è percorso umano e spirituale che non conosca i suoi momenti di crisi. La generosità e gli slanci dei momenti giovanili tendono nel tempo a smorzarsi, ad entrare in crisi a motivo delle disillusioni e della resistenza della realtà agli ideali abbracciati. Il Salmo 73 da questo punto di vista è quanto mai significativo quando dice: «Ecco così sono i malvagi: sempre al sicuro, ammassano ricchezze. Invano, dunque, ho conservato puro il mio cuore ed ho lavato nell’innocenza le mie mani?!». Il camino di maturazione richiede un occhio meno superficiale per poter cogliere l’aspetto effimero del successo del malvagio, mentre il credente man mano che avanza verso un’esperienza di interiorità scopre che la propria vita è poggiata sulla roccia. L’altro motivo di scandalo è la grande profanazione del Tempio al tempo dei Maccabei da parte di Antioco Epifane. Il Salmo 74 esprime tutto lo smarrimento e il dolore per tale evento, che mette in crisi la stessa fede nel Dio che salva: «Hanno dato alle fiamme il tuo Santuario, hanno profanato e demolito la dimora del tuo nome. (…) Alzati, o Dio, difendi la mia causa!».

È certamente difficile continuare a credere, quando la storia ci pone davanti ad eventi incontrollabili o addirittura catastrofici. Sono questi i momenti in cui affiorano una serie di dubbi, di paure, per cui il rapporto con Dio è fortemente incrinato, tanto che nel Salmo 77 viene detto: «È forse cessato per sempre il suo amore, è finita la sua promessa per sempre? (…) E ho detto: questo è il mio tormento: è mutata la destra dell’Altissimo». La destra del Signore che ha operato prodigi nell’uscita dall’Egitto sembra adesso di aver perso vigore, tanto da essere diventata sinistra! Il vero problema dell’orante è la sua incapacità a saper cogliere la provocazione che le nuove situazioni portano con sé, per questo egli non trova altro modo per affrontare la crisi se non quello di rileggere il passato come tempo di ribellione e di ostinazione (Salmo 78). Il terzo libro si chiude con il Salmo 89, che è un salmo che richiama la promessa del Figlio, ma allo stesso tempo l’orante continua ad essere alle prese con una situazione destabilizzante, che gli fa dire: «Fino a quando Signore ti terrai nascosto: per sempre? (…) Dov’è il tuo amore di un tempo, che per la tua fedeltà hai giurato a Davide?».

4° Libro, Salmi 90-106. L’iniziativa di Dio e l’instaurarsi del suo Regno

Il Salmo 90, che apre il quarto libro, si presenta come una riflessione sapienziale sul senso del tempo, offrendo all’orante una prima indicazione per uscire dalla crisi e che consiste soprattutto in quella di darsi del tempo. In un passaggio del salmo l’orante chiede al Signore: «Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio». Egli chiede quella sapienza interiore, che gli consenta di saper accogliere i giorni della propria esistenza con tutto il peso di responsabilità e di contrarietà, che essi portano con sé. Un’altra indicazione proviene dal Salmo 91, che rimarca con molta forza la vicinanza di Dio anche nella sventura. Per l’orante che si riscopre nella condizione di pellegrino, egli è sempre più in condizione di sperimentare la fedeltà del suo Dio, per cui, qualunque piega possa prendere il viaggio della sua vita, egli si sentirà ripetere: «Nell’angoscia Io con lui».

Questa presa di coscienza da parte dell’orante costituisce, in effetti, la grande svolta, che consente di dare alla crisi uno sbocco positivo. Il quarto libro trova così la sua centralità in quel gruppo di salmi che vanno dal Salmo 93 fino al Salmo 98, i quali cantano la regalità del Signore e di come Egli eserciti questo suo potere sia nella profondità dei cuori, sia nel vasto mondo della storia umana. Nell’apparente crollo di tutte le nostre certezze e sicurezze, dei nostri progetti, delle nostre costruzioni ideologiche e materiali il Signore dimostra che il suo Regno è dappertutto e si estende sino ai confini della terra.

5° Libro, Salmi 107-150. Verso una piena maturità e l’aprirsi di un nuovo giorno

Questo quinto libro si apre con un grande rendimento di grazie, «perché il suo amore è per sempre». Il tono di tutto il libro è dato dall’Alleluja: ultima parola del salmo precedente e che fa da cerniera tra il quarto ed il quinto libro. L’esplodere dell’Alleluja dice chiaramente che si è davvero di fronte alla maturità spirituale, per cui il Salmo 107 si chiude dicendo: «Chi è saggio osservi queste cose e comprenderà l’amore del Signore». In tema di maturità il Salmo 144 fa presente che l’uomo adulto nella fede è quello che si è lasciato istruire nell’arte del combattimento spirituale e ne conosce i modi per affrontarlo, quali l’umiltà, il digiuno e la preghiera. La caratteristica di questo quinto libro è quella di contenere al suo interno una serie di raccolte, disposte in modo tale da disegnare un pieno itinerario verso una vita, che si apra sempre più al rendimento di grazie, per diventare essa stessa un’esistenza eucaristica.

La prima raccolta è composta da quei salmi, che vanno sotto il nome di Hallel egiziano: Salmi 113-118. Si tratta della memoria dell’uscita dall’Egitto, dalla condizione di schiavitù, per accedere alla condizione di popolo libero, capace di intessere relazioni profondamente umane e pronto a prendersi la responsabilità dell’altro. A questa prima raccolta fa seguito il Salmo 119, che è un lungo salmo alfabetico di ben ventidue strofe. Esso ha un tono sapienziale, meditativo ed è stato elaborato per aiutare a contemplare ed a saper vivere il dono della Torah, imparando ad accoglierlo come luce per camminare sulle vie dell’amore.

La seconda raccolta è data da un gruppo di quindici salmi (Salmo 120-135), che vengono indicati come i salmi delle ascensioni o salmi graduali. L’orante e lo stesso popolo, che hanno conosciuto la dispersione dell’esilio, avvertono dentro di loro l’urgenza di compiere quel cammino di conversione, che li possano condurre a ritrovare la propria identità di popolo dell’Alleanza, coinvolto in questo rapporto di reciproca appartenenza con il suo Signore. La condizione di dispersione comporta, in effetti, una serie di cedimenti e di compromessi con una realtà organizzata secondo criteri squisitamente mondani e che creano quell’indifferenza e quella superficialità, che rendono l’uomo di fede incapace di corrispondere alla propria vocazione alla vita ed alla comunione fraterna. Il pellegrinaggio descritto in questi quindi di salmi porta l’orante a ritrovare nell’incontro con la città di Gerusalemme, luogo privilegiato della presenza di Dio e sacramento di fraternità, la sua identità di uomo di pace, perché aperto alla relazione con il mondo degli altri. Dopo i Salmi delle ascensioni, è collocato il grande Hallel, che è il Salmo 136, quello che Gesù canta alla fine dell’ultima cena prima di recarsi nell’orto del Getsemani.

L’ultima raccolta è formata dal piccolo Hallel, che comprende i Salmi 146-150. A modo loro essi segnano la maturità del cammino di fede e della stessa preghiera, che si esprime come puro canto di lode. Nella tradizione ebraica questi salmi, unitamente al Salmo 145, costituiscono la preghiera del mattino; sono posti, cioè, all’inizio di una nuova giornata, per cui quello che a prima vista sembra la conclusione di un cammino, in questo modo essi segnano l’inizio di esso. Tutta la giornata vuole essere contrassegnata da questa vocazione alla lode, che va mantenuta nei chiaroscuri di una quotidianità non sempre esaltante, ma che costituisce il vero terreno in cui realizzare la propria beatitudine.

Gregorio Battaglia
Mercoledì della Bibbia 2021, Fraternità Carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto

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Salmi 1 e 2. Il salterio e le sue due porte d’ingresso

Salmi da 3 a 41. La difficoltà degli inizi e la fiducia in Dio

Salmi da 42 a 72. Entusiasmi giovanili, smarrimenti, cadute e nuove ripartenze

Salmi da 73 a 89. Dalla crisi alla luce di una fede matura

Salmi da 90 a 106. Per uscire dalla crisi

Salmi da 107 a 150. Verso la maturità dell’esistenza

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