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Il Sinodo tedesco chiede l’abolizione del celibato dei preti e il sacerdozio femminile

Dopo due anni di dibattiti, i delegati sinodali hanno votato a larga maggioranza proposte rivoluzionarie da inoltrare al Papa.

La Chiesa di Germania ha preso una netta posizione: nel proprio Cammino sinodale, si è pronunciata a favore dell’abolizione del celibato dei preti e dell’ammissione delle donne al sacerdozio. Durante la sessione che si è tenuta ai primi di febbraio a Francoforte, dopo due anni di dibattiti e sondaggi tra i vescovi e altri esponenti cattolici, l’86% dei membri del Sinodo, formato da duecentotrenta delegati della Conferenza episcopale e del Comitato centrale dei cattolici tedeschi, ha approvato una proposta che sarebbe rivoluzionaria.

Come si legge su Il Messaggero, a darne notizia è stata la KNA, l’agenzia dei vescovi. Il suo direttore ha spiegato che negli scorsi mesi la questione del matrimonio per i preti è stata discussa considerando anche gli scandali degli abusi sessuali, i problemi connessi all’alto tasso di solitudine e le difficoltà di molti a rispettare la castità. Il documento sinodale, che sottolinea comunque il valore del celibato come stile di vita per i sacerdoti che lo scelgono, chiede che gli uomini sposati siano ammessi al sacerdozio attraverso una decisione pontificia o conciliare e che ai preti cattolici sia permesso dal Papa di sposarsi e rimanere in carica a gestire parrocchie e chiese.

Il Sinodo tedesco chiede anche un coinvolgimento maggiore delle donne e il divieto a qualsiasi esclusione. Inoltre, sostiene la trasformazione delle strutture di potere della Chiesa in analogia con gli standard degli stati costituzionali democratici, non nel senso di imitarne le votazioni ma seguendo la via della sinodalità. Infine, esso esorta la Conferenza episcopale in Germania a inoltrare al Papa tutte queste richieste.

Come riporta Agenzia S.I.R., il presidente di quest’ultima, il vescovo Georg Bätzing, aveva precedentemente dichiarato che «Il sacerdozio celibatario è un grande tesoro. Io lo vivo volentieri e ne sento la preziosità, ma nella Chiesa non è l’unica forma in cui viene vissuto», riferendosi alla realtà della Chiesa cattolica di rito orientale dove i sacerdoti sposati sono «una ricchezza».

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