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Social e web, i genitori devono imparare a educare i propri figli all’uso

I rischi psicologici per bambini e adolescenti derivanti dall’utilizzo di smartphone e pc sono in aumento, e lo sa anche Facebook.

Secondo lo psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai, i giovani non dovrebbero usare lo smartphone fino alla terza media. I motivi sono tanti: lo strumento tecnologico interferirebbe con lo sviluppo della mente in età evolutiva, impatterebbe sulla salute creando anche ansia e dipendenza, creerebbe problemi con il sonno, ridurrebbe le capacità scolastiche, genererebbe diseducazione sessuale e influirebbe sulle reazioni emotive e con gli altri. Alla base di questa convinzione c’è il fatto che prima dei quattordici anni il cervello umano non è attrezzato per gestire tutti gli stimoli che gli giungono dal mondo digitale, visto che bambini e adolescenti necessitano di gradualità nell’apprendimento.

Come spiega Pellai in un’intervista su Avvenire, circa un milione e duecentomila minori tra i tre e gli otto anni sono regolarmente online, attratti da un mercato potentissimo che li cerca come clienti. Come fare per impedire tutto ciò? I genitori devono essere capaci di vietarlo per il bene dei propri figli, mostrando però in prima persona che lo smartphone non deve essere continuamente preso in mano. A chi dice che non è possibile nel mondo iperconnesso di oggi perché escluderebbe i giovani dai loro coetanei, lo psicoterapeuta risponde che questa è una rinuncia a mettere in campo alternative maggiormente educative. Purtroppo, con chi già lo utilizza regolarmente è difficile tornare indietro, ma molto si può fare a partire dalle scuole primarie.

Anche per Maria Carla Gatto, presidente del Tribunale per i minori di Milano, il problema è la corresponsabilità degli adulti. Manca infatti un’educazione digitale all’utilizzo di questi strumenti, dei social network e di internet e ai loro rischi, per lo più ignorati da bambini e adolescenti ma anche dai genitori stessi. Trascorrere sempre più tempo davanti a uno schermo, pratica amplificata dalle restrizioni dovute alla pandemia, ha portato all’aumento tra i minori dei gesti di autolesionismo, accentuati dalle sfide online come quelle su Tik Tok, e al raddoppio dei tentativi di suicidio e anche dei suicidi.

Queste posizioni non sono contro la modernità o nostalgiche del passato, ma guardano a conseguenze reali. Proprio pochi giorni fa, il Wall Street Journal è entrato in possesso dei risultati delle ricerche condotte da Facebook dal 2019 in poi relative agli affetti di Instagram (di sua proprietà) sugli adolescenti. Una ragazza su tre sviluppa disturbi di percezione del proprio corpo, mentre altri pensano che il social network provochi loro angoscia e aumenti tendenze depressive. Se questo è ciò che si sa e viene tenuto nascosto, i genitori dei bambini dovrebbero iniziare a imparare a porre più divieti.

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