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Gli Stati Uniti sono arrivati a detenere più di centomila minori immigrati

Secondo un’indagine, gli USA violano il diritto internazionale, raggiungendo il più alto tasso al mondo di minori in carceri e centri di detenzione.

Nelle carceri e nelle celle delle stazioni di polizia degli Stati Uniti si troverebbero, secondo una nuova indagine di un esperto dell’ONU (che si basa però su dati del 2015, come hanno precisato le Nazioni Unite dopo la sua pubblicazione), più di centomila minori a causa della loro condizione d’immigrati, in aperta violazione del diritto internazionale. L’accusa di Manfred Nowak, professore di diritto internazionale presso l’Università di Vienna, rivela per la prima volta un numero totale di bambini arrivati da soli al confine statunitense, di quelli detenuti insieme ai genitori e di quelli separati dai familiari al momento dell’arresto.

Come riporta Avvenire, in tutto il mondo oltre sette milioni di minorenni si trovano in questa condizione, dei quali 330.000 sono in centri di detenzione per l’immigrazione, e gli USA sono arrivati a presentare il più alto tasso globale di minori detenuti. Se in Europa occidentale la media è di cinque minorenni su 100.000 e in Canada di quindici, negli Stati Uniti è di sessanta. Fa peggio di Bolivia, Botswana e Sri Lanka, oltre che del Messico, dove 25.000 bambini sono in detenzione legata all’immigrazione o in carcere.

La Convenzione sui diritti del bambino, entrata in vigore a livello mondiale nel 1990, vieta tra l’altro la separazione dei bambini dai loro genitori, introdotta recentemente dall’amministrazione Trump. Ma gli USA sono l’unico Paese a non averla ratificata. Comunque, sono vincolati alla Convenzione sui diritti civili e politici che vieta il trattamento disumano di prigionieri, che invece hanno sottoscritto e prevede che i bambini debbano essere detenuti solo come misura di ultima istanza.

I dati raccolti nell’indagine vengono da registri governativi pubblici e fonti indipendenti, senza una collaborazione da parte delle autorità americane. Il governo statunitense ha poi messo in dubbio la veridicità delle cifre.

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