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Lo stupore è la premessa del nostro rinnovamento spirituale

Nel momento in cui contempliamo le cose, esse hanno un effetto su di noi e ci parlano del mistero della vita.

A furia di ricercare la felicità, l’uomo contemporaneo non raggiunge il compimento della vita, ma l’esaurimento. Stando sulla superficie dell’esistenza, attorniandosi di beni che producono un’effimera soddisfazione, la felicità viene ottenuta solamente nel qui e ora. Qual è la via d’uscita? Se lo domanda Anselm Grün nel suo libro Stupore. Scoprire i miracoli nella quotidianità, edito da Queriniana. Il monaco benedettino individua la strada in una spiritualità corrispondente a uno spazio di libertà dove poter respirare liberamente, senza le pressioni utilitaristiche della società. Solo in questo modo si può riuscire ad attingere dallo Spirito la forza e la stabilità per vivere.

«Chiamiamo calma questo spazio di libertà, in cui non dobbiamo produrre niente, l’atteggiamento del lasciar accadere e della quiete, in cui possiamo riflettere sulle cose essenziali della vita. Nel momento in cui contemplo le cose, esse hanno un effetto su di me e mi mostrano qualcosa di ciò che le costituisce. Le percepisco e lascio che siano. E nello specchio del mondo riconosco me stesso. E soltanto se riconosco me stesso, mi rapporterò bene con il mondo. E, così, rendo accessibile dentro di me una sorgente profonda di energia vitale.»

La spiritualità cristiana, che non è una fuga dal mondo, preserva quindi ciò che è intimamente umano e trasforma di conseguenza la vita concreta e le relazioni di ogni giorno. Padre Grün individua nello stupore la premessa perché tutto ciò avvenga dentro di noi. Essere aperti al nuovo e riconoscere il miracolo della quotidianità ci permette di uscire dai modelli di percezione dell’esistenza ormai logori e affacciarci al prodigio della rivelazione. Ma per questo occorre attenzione, possibile solo a partire da un atteggiamento di quiete e di calma.

«Quello davanti a cui mi fermo, pieno di stupore, mi commuove, mi tocca fin nell’intimo. Non mi accontento di quello che è in superficie e, nello stupore, mi lascio portare al di là di me stesso. […] Mi stupisco e ciò mi spinge ad osservare con più attenzione, per comprendere il mistero di ciò che contemplo. […] Le attività abituali diventano allora per noi il simbolo del mistero del nostro essere umani. Cose comunissime si riempiono di significato, perché, in qualche modo, le vedo in una nuova luce.»

Riscoprendo così il nostro mondo, al di là di un’utilità e di un fine razionale, anche la fede diventa più essenziale e profonda. Le cose ci parlano del meraviglioso mistero della vita, da passare al cospetto del Signore. In questo modo, ci avviciniamo al messaggio del Vangelo. Gesù, infatti, parla spesso di cose molto terrene e, allo stesso tempo, del Padre. Si tratta sempre, quindi, di come riuscire a vivere la nostra esistenza con Dio.

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