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Per una teologia della Trinità declinata tra maschile e femminile

Per scrutare il dogma occorre lasciare circolare liberamente il movimento di grazia attorno al mistero.

Per scrutare la Trinità e dire qualcosa a riguardo c’è bisogno di riesplorare un approccio circolare, che giri lentamente attorno al mistero e tenga conto che, in fondo, sono pochissime le parole che si possono pronunciare. La proposta viene dalla teologa domenicana Antonietta Potente, che è stata intervistata da SettimanaNews. La questione sta nel fatto che, sottoposti a un’attrazione continua, si può solo tentare di tornare dove non si può entrare. Ma la teologia, in particolare quella occidentale, per tanti secoli ha osato e probabilmente osa ancora entrare direttamente nel dogma, il quale, con la pretesa di svelarlo, è stato tutto sminuzzato.

Per questo, le sembra importante lasciare circolare liberamente il movimento di grazia attorno al mistero trinitario, anche quello della teologia. Circolarità non vuol dire ripetizione di un circolo chiuso, sempre uguale a sé stesso, ma apertura verso infinite direzioni da cui poter scrutare il dogma con senso di stupore e inesauribile novità. Lei cita come esempi positivi la metodologia orientale (ma anche quella mistica), meno filosofica e più esperienziale, perché i punti imprescindibili per fare ciò sono l’esperienza umana personale e il contesto in cui essa accade. Semplificando, dice che l’Oriente prima ha visto e poi ha scritto di quella visione, mentre l’Occidente prima ha pensato e poi ha scritto.

L’Oriente, nota, si è poi maggiormente soffermato sulla relazione dinamica dei Tre, mentre l’Occidente prevalentemente sulla doppia natura di Cristo. Seguendo una via definita moralista, la teologia occidentale ha rappresentato la triade del Padre, del Figlio e dello Spirito con criteri di fissità e di gerarchia. Questa staticità è stata dettata dalla preoccupazione di spiegare tutto e di fornire delle conclusioni. Ma al giorno d’oggi, che non c’è bisogno di questo fissismo ma di un movimento spontaneo, occorre lasciare spazio alle sempre nuove esperienze del mistero.

Inoltre, la teologa associa l’immagine gerarchica della Trinità, che di fatto ci è stata tramandata, all’attuale modello di potere maschile instaurato nelle società. Dicendo che il Figlio è generato dal Padre, si esclude la Madre, cosa estranea all’esperienza. Sembra che il femminile sia stato volutamente escluso da subito, cancellando la possibilità di un’interpretazione fondata sul riconoscimento della coessenzialità di uomini e di donne. Certamente la teologia afferma che i Tre non sono uno più importante dell’altro, ma essa è stata scritta sostanzialmente solo da uomini, che hanno fatto entrare nella dogmatica un certo moralismo. Ora serve una teologia della Trinità declinata tra maschile e femminile.

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