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Troppi giovani crescono senza vedere miglioramenti nella propria vita

I dati del Rapporto Giovani 2019 sulla condizione giovanile in Italia curato dall’Istituto Giuseppe Toniolo.

La sesta edizione del Rapporto Giovani sulla condizione giovanile in Italia, curato dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori in collaborazione con il Laboratorio di Statistica dell’Università Cattolica e di Ipsos, evidenzia come l’impatto della povertà educativa sulle traiettorie di vita dei giovani risulti un fattore determinante nel successo della transizione scuola-lavoro e all’interno del più generale processo di entrata nella vita adulta, deteriorando condizioni di benessere generale e partecipazione sociale.

L’Italia rimane una delle economie avanzate con maggiori difficoltà a incoraggiare un ruolo attivo e positivo delle nuove generazioni. Infatti, rispetto ai coetanei europei con pari titolo di studio, risulta più comune tra i giovani la condizione di sottoccupazione, sotto inquadramento e bassa remunerazione e quella di Neet, ovvero essere senza impiego e fuori dai sistemi di istruzione e formazione. Se si prende la generazione di chi aveva tra 20 e 24 anni a inizio crisi e la si segue nei dieci anni successivi, si nota come l’incidenza dei Neet sia continuamente cresciuta, salendo dal 21,3% al 29,1%. Ovvero, tale generazione è invecchiata peggiorando progressivamente la propria condizione.

È vero che il tasso di dispersione scolastica e quello di Neet sono in riduzione negli ultimissimi anni, ma continuano a essere tra i più elevati in Europa e, di fatto, troppi giovani italiani crescono senza vedere sostanziali miglioramenti nella costruzione dei propri progetti di vita. E la rassegnazione aumenta: la percentuale di chi pensa che si troverà senza lavoro nel mezzo della vita adulta (a 45 anni) sale dal 12,6% di chi ha 21-23 anni al 34,9% di chi ha 30-34 anni. Si tratta del valore più alto in termini comparativi con gli altri grandi paesi europei.

Il record italiano in Europa di under 35 inattivi da un lato riduce le possibilità di crescita economica del Paese, dall’altro va a inasprire le diseguaglianze generazionali, sociali, geografiche e di genere. Il rischio più elevato lo presentano i giovani in possesso di basse credenziali formative, che vivono in contesti familiari con basse risorse socioculturali e in aree con basso sviluppo e povere di opportunità. L’Italia risulta essere uno dei paesi che meno riducono lo svantaggio di partenza e più lasciano amplificare le conseguenze negative.

Nei giovani è forte il desiderio di migliorare le proprie condizioni oggettive e individuali, ma anche di sentirsi parte attiva di una comunità. Circa 9 giovani su 10 auspicano un rafforzamento della cultura della legalità, che passi non solo attraverso l’aumento della vigilanza e la certezza della pena, ma anche l’investimento nell’educazione. Inoltre, dai dati emerge con forza l’importanza delle relazioni amicali che co-partecipano ai processi di socializzazione e contribuiscono a determinare l’identità. Ben il 77% dei giovani coinvolti dalla ricerca dice di avere un gruppo di amici.

L’indagine offre anche una lettura del rapporto tra le nuove generazioni e l’uso di bevande alcoliche diversa rispetto alle tinte fosche spesso evocate dai media: circa l’80% degli intervistati adotta comportamenti di consumo moderato. Va però sottolineato che si riscontra anche qualche elemento di attenzione e preoccupazione, in particolare per una convergenza femminile verso condotte maschili nell’uso di alcol e un’associazione tra comportamenti negativi per la salute di diversa natura, quale consumo di alcolici in elevate quantità, tabagismo, consumo di sostanze psicoattive e rapporti sessuali a rischio.

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