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Per un turismo religioso accessibile

Nelle strutture alberghiere e nei musei occorre pensare a come dare una risposta alle particolari esigenze delle persone con disabilità.

“Il turismo accessibile è un segmento completamente trasversale a tutti gli altri segmenti; il turista con particolari esigenze non rappresenta un mondo a parte ma è un cliente che cerca un’ospitalità decisamente più attenta. Per parlare di turismo accessibile è necessario aumentare la qualità delle strutture e delle destinazioni turistiche, utilizzando un approccio orientato alla soddisfazione del bisogno. Non è possibile realizzare un’accessibilità ideale per tutte le tipologie di disabilità, ma il primo passo da fare è che le strutture ricettive e le destinazioni turistiche mettano a disposizione dei turisti informazioni affidabili senza sorprese: saranno così le persone con disabilità (o con esigenze specifiche) protagoniste della scelta.”

Nel numero di Luoghi e cammini di fede dedicato all’accessibilità delle mete turistiche e di pellegrinaggio per i disabili, si parla di un’offerta turistica che deve tenere conto delle particolari esigenze di queste persone. Non basta seguire le leggi che impongono dettati minimi, ma occorre innalzare la qualità della proposta. Ad esempio, come dice Roberto Vitali di Village for all, al momento della prenotazione di una struttura capita di non essere informati del fatto che alcune aree (la piscina, la sala colazione) sono inaccessibili a persone con determinate disabilità: perché dovrebbero pagare per servizi che sono inutilizzabili?

Il turismo, moderno bisogno sociale e culturale, deve essere garantito a tutti senza sorprese. Anche perché, come si legge nella rivista, le persone con disabilità fisica, intellettiva o sensoriale, con esigenze dietetiche particolari come le intolleranze alimentari, con problematiche legate alle allergie, con età avanzata costituiscono un mercato di 127 milioni di individui in Europa e 10 milioni in Italia. Ecco che il turismo accessibile, oltre al fondamentale aspetto etico, è di interesse anche per lo sviluppo socioeconomico delle comunità.

Per quanto riguarda l’accessibilità nei musei, non basta pensare di eliminare le barriere architettoniche. Gilberto Stival e Roberto Libera del Museo diocesano di Albano ritengono che le soluzioni architettoniche e allestitive siano importanti, ma occorrono anche innovazione tecnologica (formidabile strumento di inclusione sociale per don Gionatan De Marco, direttore dell’Ufficio per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della CEI) e un’adeguata formazione degli operatori museali.

“Non sempre si può investire sulla struttura architettonica per poter ottenere una accessibilità adatta a tutti, che vada oltre il semplice rispetto della normativa vigente. Il principio del design for all, infatti, vorrebbe che tutti, indipendentemente dalle nostre disabilità, potessimo entrare dallo stesso medesimo ingresso, con le medesime modalità. Però possiamo anche investire sul personale e sulla gestione del percorso museale.”

Leggi qui il numero di Luoghi e cammini di fede

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