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Il turismo religioso deve avere al centro la persona

La relazione “Il turismo religioso tra evangelizzazione e sviluppo dei territori” del presidente della CEI Bassetti al simposio sul turismo religioso euro-mediterraneo.

“La Bellezza, di cui in Italia siamo custodi, interpella la comunità cristiana e l’intera società ad essere non solo custodi di un patrimonio millenario da conservare, ma anche creativi nell’attivare laboratori di valorizzazione che rispettino il passato e i suoi valori, ma che amino anche il presente e le sue possibilità. Fare in modo che l’enorme patrimonio culturale e relazionale del nostro Paese diventi Locus Lucis, luogo diffuso di esperienza della Bellezza. “

Lo ha detto il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, nella sua relazione “Il turismo religioso tra evangelizzazione e sviluppo dei territori” al simposio sul turismo religioso euro-mediterraneo, organizzato dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo e Sport della CEI, “Verso un’identità del Turismo religioso”, che si è tenuto il 18 e 19 gennaio 2019 ad Assisi.

Sul tema del turismo religioso, il cardinale ha sottolineato che l’attributo “religioso” non è legato solo al cosa si visita e al come lo si fa, ovvero al fatto di entrare in contatto con un bene culturale ecclesiale o esservi accompagnati in pellegrinaggio o per una celebrazione, ma anche e soprattutto a chi lo vive: il turismo religioso deve avere al centro la persona.

Per questo, il turismo religioso deve essere un turismo in cui la comunità cristiana diventi protagonista attraverso la valorizzazione, l’ospitalità e l’annuncio e utilizzi la narrazione di Dio e della storia come strumento per suscitare vita e speranza. Poi, il turismo religioso deve essere esperienziale e generativo, trasformando i territori in luoghi di esperienza della Bellezza ereditata dal passato e la memoria in speranza per un futuro di pienezza e gioia.

“L’ambito del turismo religioso diventa luogo in cui la Chiesa si coinvolge con la storia di tutti, una Chiesa che non rimane ferma ai bordi della storia ma che invece prende l’iniziativa, si fa soggetto propositivo di accoglienza e di comunione. La Chiesa in uscita tanto auspicata da Papa Francesco appare così più vicina alle nostre possibilità e nell’ambito del turismo religioso diventa un concreto laboratorio di fraternità mistica, in cui l’incontro con una terra e con i volti che la vivono diventa strada di educazione e di trasfigurazione. Ed è soprattutto un laboratorio di vite accompagnate a realizzarsi nell’impegno creativo a custodire un patrimonio e a renderlo capace di generare speranza concreta nel lavoro nobile.”

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