Una lezione che non si dimentica: il dramma delle migrazioni

Dalle finestre della scuola avvistati in mare due corpi senza vita.

Una classe del liceo scientifico “P. Galluppi” di Tropea è stata segnata da un’esperienza che ha cambiato profondamente lo sguardo sul dramma delle migrazioni. Dalle finestre della scuola, alcuni studenti hanno avvistato in mare quello che inizialmente sembravano due corpi senza vita, poi risultati essere i resti di un migrante. È stato dato immediatamente l’allarme alla Capitaneria di porto.

Il corpo apparteneva a un uomo partito dalla Tunisia, probabilmente tra i dispersi nel Mediterraneo durante una recente tempesta. L’immagine di quel corpo restituito dal mare è rimasta impressa nei giovani come una lezione più forte di qualsiasi insegnamento teorico.

Dopo l’accaduto, la scuola ha promosso incontri di approfondimento con Guardia costiera, operatori umanitari ed esperti, favorendo una riflessione sul valore della vita, sul privilegio di vivere in condizioni sicure e sulla responsabilità di non restare indifferenti. Il mare, spesso simbolo di speranza, si trasforma troppo frequentemente in luogo di morte.

L’episodio si inserisce in un contesto più ampio segnato da tragedie ricorrenti, come il naufragio di Cutro, ancora vivo nella memoria collettiva. Le vittime delle migrazioni non sono numeri, ma persone con volti, storie e legami familiari. Riconoscerne la dignità è un dovere morale.

Per questi giovani, l’esperienza non è stata una notizia lontana, ma un incontro diretto con il dolore umano. Anche la scelta istintiva di documentare quanto accaduto è nata dal bisogno di comprendere e testimoniare, non di spettacolarizzare.

Tra il 6 e il 20 febbraio, diversi corpi di migranti sono stati restituiti dal mare tra Calabria e Sicilia, mentre molte famiglie, soprattutto in Tunisia e Libia, restano senza notizie dei propri cari. Questa vicenda richiama con forza al senso di responsabilità personale e collettiva: non voltarsi dall’altra parte, ma riconoscere nell’altro un fratello, custodendone la dignità anche nel momento della morte.

Tratto da Avvenire