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L’uomo deve reinventarsi guardando all’infinitezza del mistero di amore

Per Karl Rahner il postumano, ovvero la capacità degli esseri umani di automanipolarsi, va collegato alla libertà cristiana.

«L’uomo ha sempre bevuto vino con “uno scopo preciso”, ad esempio per combattere la malinconia; scientemente ha assunto caffè come stimolante; ha tentato […] un miglioramento della procreazione umana; ha cercato di mutare con vari accorgimenti il suo habitus fisico […]; ha tentato di elaborare validi sistemi educativi, o di mutare opinioni o idee che non trovavano ormai più conferma nella realtà nuova; ha cercato sistemi istituzionalizzati e non improvvisati di indottrinamento ecc. L’uomo progetta sé stesso.»

Queste parole di Karl Rahner del 1965 mostrano che il teologo gesuita già ragionava sul postumano, ovvero al rapporto tra uomo e tecnica che ripensa la natura stessa dell’essere umano. In un articolo di Jennifer Jeanine Thweatt-Bates sul blog dell’editrice Queriniana, si legge che da molto tempo le persone manipolano loro stesse, ma per Rahner la novità della contemporaneità sta nel fatto che ora sono in grado di farlo in modo maggiormente intenzionale, sistematico, metodico e pluridimensionale. Così, l’essere umano è diventato un soggetto empirico (non spirituale o trascendentale) nel suo complesso (non in relazione a un determinato aspetto) e come parte dell’umanità nel suo insieme (non singolarmente).

Questa automanipolazione mira a un uomo nuovo, ma non un utopistico superuomo in un’escatologia profanizzata, bensì un prodotto tecnico uscito da programmi e calcoli scientifici. Per il teologo tedesco, il cristianesimo deve tenere una posizione teologica equilibrata tra un’opposizione reazionaria e un sostegno acritico a questa visione, comunque riconoscendo che le potenzialità concrete di quest’ultima stiano diventando in certi casi immorali ed un’espressione moderna di barbarie, schiavismo e abuso della personalità.

In generale, Rahner collega la capacità degli esseri umani di modificarsi con la possibilità di disporre di sé, essenza della libertà cristiana. L’automanipolazione dell’io empirico andrebbe quindi considerata un’estensione di quella dell’io spirituale o trascendentale. Non ci sarebbero, di conseguenza, limiti non arbitrari rispetto a ciò che può essere fatto, tranne quelli che ci sono nell’orizzonte del futuro assoluto, che in definitiva è il mistero di Dio. In questo senso, è necessario considerare l’attività umana dell’automanipolazione come uno sviluppo dell’attività essenzialmente umana verso un futuro assoluto determinato da Dio che, allo stesso tempo, ne determina il carattere di non assolutezza.

Per un credente, non è facile mantenersi in equilibrio tra la modellazione empirica del futuro come compito della libertà cristiana e il limite estremo delle ambizioni postumane, ovvero la morte. A prescindere dalle forme future di automanipolazione, per Rahner la questione fondamentale è «se l’impenetrabile che circonda l’uomo sia il vuoto dell’assurdità assoluta o invece l’infinitezza del mistero di amore, il futuro assoluto che sorge attraverso la morte, in modo che solo accettando questa situazione l’uomo possa davvero scoprire e “inventare” sé stesso».

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