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Uzbekistan, una nuova legge migliora la libertà religiosa

In un paese quasi totalmente islamico e non immune dal fondamentalismo, il provvedimento aiuta le altre confessioni.

In Uzbekistan, l’islam è professato dalla quasi totalità della popolazione e non è immune da tratti fondamentalisti. Ma recentemente il presidente Šavkat Mirziyoyev ha firmato una nuova versione della legge “Sulla libertà di coscienza e sulle associazioni religiose”, già entrata in vigore. Come riporta AsiaNews, questo provvedimento rafforza le garanzie in merito alla scelta del proprio credo e migliorano i meccanismi giuridici che assicurano la possibilità di professarlo, o di non professarne alcuno.

Le norme prevedono un iter semplificato per la registrazione di un’attività religiosa, riducendo della metà il numero di cittadini che devono radunarsi per creare una comunità religiosa a livello locale. Ora servono almeno cinquanta persone per fondare non solo una moschea, ma anche un edificio di culto di altre fedi. Inoltre, per istituire l’organo amministrativo centrale di un’associazione religiosa o un istituto di formazione confessionale non servono più cento promotori.

La sospensione o la cessazione di queste attività è demandata ai tribunali, non più quindi agli organi amministrativi addetti alla registrazione. Poi, la legge introduce lo status professionale della formazione religiosa, che non potrà assolutamente essere impartita al di fuori dell’istituto di studi dell’associazione religiosa. Infine, è stato abolito il divieto di apparire in pubblico con gli abiti e i paramenti del proprio culto.

Secondo Comitato statale per gli affari religiosi, gli uzbeki, per il 94% musulmani, sono ortodossi del patriarcato di Mosca per il 3,5%, mentre al restante 2,5% appartengono le altre confessioni. Su una popolazione di venticinque milioni di abitanti, i cattolici sono circa cinquemila, organizzati in cinque parrocchie e che fanno riferimento all’amministrazione apostolica di rito romano dell’Uzbekistan. Esiste anche una piccola comunità di cattolici di rito bizantino, di cui si prende cura l’amministrazione apostolica per i greco-cattolici del Kazakistan e dell’Asia centrale.

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