Letture: At 6,1-7; Sal 32; 1Pt 2,4-9; Gv 14,1-12
Che una voce oggi, proprio nel mio oggi, arrivi fino al mio orecchio e mi sussurri «Non sia turbato il tuo cuore» è favore inaspettato, perché questo mio oggi è pieno di incertezze, di paure, di rancori. Come evitare il turbamento, come non lasciarsi indignare, rattristare, come non provare pena e non soffrire del quotidiano che si srotola oggi dopo oggi? Eppure sembra detto proprio a me: «Non lasciare che questo turbamento sia per te la parola definitiva, la chiusura alla speranza, la fine».
E allora no, non voglio leggere le parole seguenti di Gesù che parlano di casa, come una consolazione finale, come il premio post mortem a cui ambire. Voglio piuttosto pensare a quella “dimora” come un angolo di casa in cui essere accolto nonostante i miei mille sbagli, i miei mille turbamenti, un angolo in cui trovo stabilità quando tutto intorno sembra frantumarsi. Un pezzetto di paradiso, ma nell’oggi. Dove posso imparare ad amare anche quel che non controllo.
E certo, devo poterci arrivare a quella casa, ed ecco che quella voce oggi mi dice: «Sono io la via»: non mi dà una mappa, ma una direzione, non mi affida una dottrina, ma una persona, un incontro, una relazione.
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Don Luigi Verdi
Domenica scorsa Gesù si è presentato: « Io sono la porta». Oggi ci dice «Io sono la strada».
Anche Gesù è in movimento. Domenica si diceva:« il pastore cammina davanti al gregge». Oggi si dice «Io vado…quando sarò andato tornerò…». Esodo. Una chiesa in esodo, in movimento. Un ovile che…viaggia, più simile ad una transumanza che ad un rifugio protettivo o un muro del pianto.
Mi pare che siamo perseguitati da immagini, parole e verbi di movimento.
E’ chiaro che non si tratta solo di spostamenti da un posto all’altro: anche questo, ovviamente, se si rilegge la storia della Chiesa coma la storia di una missione: «Andate![2]». Ma si tratta anche di spostamenti interiori, quello schiodarsi dalle proprie abitudini e idee che la Bibbia chiama con il termine di “ritorno” o “conversione”: «Fin dai tempi dei vostri padri vi siete allontanati dai miei precetti, non li avete messi in pratica. Ritornate a me e io tornerò a voi, dice il Signore. Ma voi dite: “Come dobbiamo tornare?” » (Malachia 3, 7).
Ecco la domanda: «Come dobbiamo tornare? Come possiamo conoscere la via?». Ma la domanda più sapiente l’ha fatta, a nome nostro, Simon Pietro: «Signore, dove vai?» (Gv. 13,36). Il nostro specifico posto di discepoli è di essere dove è Lui: «…perché siate anche voi dove sono io». Se risaliamo la corrente della nostra vita di battezzati prima o poi ritroviamo la nostra sorgente che consiste in un invito: «Seguimi![3]». Dove va il Signore?. Gesù pregava spesso con i salmi: «Camminerò alla presenza del Signore sulla terra dei viventi (mentre vivo la mia vita quotidiana)» (Salmo 116, 9). «Beato l’uomo di integra condotta, che cammina nella legge del Signore…Non commette ingiustizie, cammina per le sue vie…Sarò sicuro nel mio cammino, perché ho ricercato la tua volontà….Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino….Grande pace per chi ama la tua legge, nel suo cammino non trova inciampo». (salmo 119, versetti 1.3.45.105.165).
Già così riusciamo a capire verso dove sta andando e verso dove ci conduce il pastore delle nostre vite.
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Don Augusto Fontana
Gesù aveva già detto che la vera opera gradita a Dio è la fede (cf. Gv 6,29); qui, in un contesto di crisi per la sua comunità, smarrita per il futuro che l’attende, rinsalda la sua fiducia con una promessa: «Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore, io vado a prepararvi un posto». Gesù sta per entrare nella casa del Padre, il Regno, ma prima promette ai suoi discepoli che la separazione da loro sarà solo temporanea: «quando vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io». Ecco la grande consolazione riservata a quanti aderiscono a Gesù e vivono con lui un rapporto di intimità: niente e nessuno può rapirli dalla sua mano (cf. Gv 10,28-29), già ora e poi alla fine del tempo, quando egli verrà nella gloria e li prenderà con sé.
Gesù però sa bene che non basta indicare la meta, occorre mostrare anche la strada per raggiungerla. Per questo aggiunge: «Del luogo dove io vado, voi conoscete la via». Ma Tommaso non comprende e gli chiede: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». Eppure proprio lui poco prima aveva esortato gli altri discepoli a fare strada con Gesù, ad andare a morire con lui (cf. Gv 11,16)…
Gesù allora gli risponde: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». Queste parole così solenni esprimono la singolarità del cristianesimo: da quando Dio si è fatto uomo in Gesù, quest’uomo ha aperto un sentiero unico per andare a Dio; ormai per conoscere Dio si deve conoscere Gesù, per credere in Dio si deve credere in Gesù. La verità è una persona, Gesù Cristo: è lui che con la sua vita ci ha mostrato la via per andare al Padre, dunque la via è il modo di vivere di Gesù, e vivendo come lui noi possiamo partecipare alla sua vita, che è vita vera in pienezza, “vita eterna”!.
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Enzo Bianchi
V Domenica di Pasqua
Anno A
Letture: At 6,1-7; Sal 32; 1Pt 2,4-9; Gv 14,1-12
Che una voce oggi, proprio nel mio oggi, arrivi fino al mio orecchio e mi sussurri «Non sia turbato il tuo cuore» è favore inaspettato, perché questo mio oggi è pieno di incertezze, di paure, di rancori. Come evitare il turbamento, come non lasciarsi indignare, rattristare, come non provare pena e non soffrire del quotidiano che si srotola oggi dopo oggi? Eppure sembra detto proprio a me: «Non lasciare che questo turbamento sia per te la parola definitiva, la chiusura alla speranza, la fine».
E allora no, non voglio leggere le parole seguenti di Gesù che parlano di casa, come una consolazione finale, come il premio post mortem a cui ambire. Voglio piuttosto pensare a quella “dimora” come un angolo di casa in cui essere accolto nonostante i miei mille sbagli, i miei mille turbamenti, un angolo in cui trovo stabilità quando tutto intorno sembra frantumarsi. Un pezzetto di paradiso, ma nell’oggi. Dove posso imparare ad amare anche quel che non controllo.
E certo, devo poterci arrivare a quella casa, ed ecco che quella voce oggi mi dice: «Sono io la via»: non mi dà una mappa, ma una direzione, non mi affida una dottrina, ma una persona, un incontro, una relazione.
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Don Luigi Verdi
Domenica scorsa Gesù si è presentato: « Io sono la porta». Oggi ci dice «Io sono la strada».
Anche Gesù è in movimento. Domenica si diceva:« il pastore cammina davanti al gregge». Oggi si dice «Io vado…quando sarò andato tornerò…». Esodo. Una chiesa in esodo, in movimento. Un ovile che…viaggia, più simile ad una transumanza che ad un rifugio protettivo o un muro del pianto.
Mi pare che siamo perseguitati da immagini, parole e verbi di movimento.
E’ chiaro che non si tratta solo di spostamenti da un posto all’altro: anche questo, ovviamente, se si rilegge la storia della Chiesa coma la storia di una missione: «Andate![2]». Ma si tratta anche di spostamenti interiori, quello schiodarsi dalle proprie abitudini e idee che la Bibbia chiama con il termine di “ritorno” o “conversione”: «Fin dai tempi dei vostri padri vi siete allontanati dai miei precetti, non li avete messi in pratica. Ritornate a me e io tornerò a voi, dice il Signore. Ma voi dite: “Come dobbiamo tornare?” » (Malachia 3, 7).
Ecco la domanda: «Come dobbiamo tornare? Come possiamo conoscere la via?». Ma la domanda più sapiente l’ha fatta, a nome nostro, Simon Pietro: «Signore, dove vai?» (Gv. 13,36). Il nostro specifico posto di discepoli è di essere dove è Lui: «…perché siate anche voi dove sono io». Se risaliamo la corrente della nostra vita di battezzati prima o poi ritroviamo la nostra sorgente che consiste in un invito: «Seguimi![3]». Dove va il Signore?. Gesù pregava spesso con i salmi: «Camminerò alla presenza del Signore sulla terra dei viventi (mentre vivo la mia vita quotidiana)» (Salmo 116, 9). «Beato l’uomo di integra condotta, che cammina nella legge del Signore…Non commette ingiustizie, cammina per le sue vie…Sarò sicuro nel mio cammino, perché ho ricercato la tua volontà….Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino….Grande pace per chi ama la tua legge, nel suo cammino non trova inciampo». (salmo 119, versetti 1.3.45.105.165).
Già così riusciamo a capire verso dove sta andando e verso dove ci conduce il pastore delle nostre vite.
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Don Augusto Fontana
Gesù aveva già detto che la vera opera gradita a Dio è la fede (cf. Gv 6,29); qui, in un contesto di crisi per la sua comunità, smarrita per il futuro che l’attende, rinsalda la sua fiducia con una promessa: «Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore, io vado a prepararvi un posto». Gesù sta per entrare nella casa del Padre, il Regno, ma prima promette ai suoi discepoli che la separazione da loro sarà solo temporanea: «quando vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io». Ecco la grande consolazione riservata a quanti aderiscono a Gesù e vivono con lui un rapporto di intimità: niente e nessuno può rapirli dalla sua mano (cf. Gv 10,28-29), già ora e poi alla fine del tempo, quando egli verrà nella gloria e li prenderà con sé.
Gesù però sa bene che non basta indicare la meta, occorre mostrare anche la strada per raggiungerla. Per questo aggiunge: «Del luogo dove io vado, voi conoscete la via». Ma Tommaso non comprende e gli chiede: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». Eppure proprio lui poco prima aveva esortato gli altri discepoli a fare strada con Gesù, ad andare a morire con lui (cf. Gv 11,16)…
Gesù allora gli risponde: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». Queste parole così solenni esprimono la singolarità del cristianesimo: da quando Dio si è fatto uomo in Gesù, quest’uomo ha aperto un sentiero unico per andare a Dio; ormai per conoscere Dio si deve conoscere Gesù, per credere in Dio si deve credere in Gesù. La verità è una persona, Gesù Cristo: è lui che con la sua vita ci ha mostrato la via per andare al Padre, dunque la via è il modo di vivere di Gesù, e vivendo come lui noi possiamo partecipare alla sua vita, che è vita vera in pienezza, “vita eterna”!.
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Enzo Bianchi