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La valutazione degli apprendimenti nella scuola

Spunti di riflessione su insegnamento e acquisizione delle competenze, apprendimento e valutazione, innovazione didattica e voti.

La scuola è un giudice o deve aiutare gli studenti a costruirsi il proprio progetto di vita? Somministra solo contenuti o educa anche alle competenze che permettono di valorizzare i talenti? Può liquidare un processo complesso qual è l’apprendimento con un semplice numero o deve evolvere verso una valutazione formativa quale strada da percorrere per migliorare, consolidare o potenziare i risultati raggiunti?

L’ultimo numero di Docete, la rivista della FIDAE – Federazione Istituti di Attività Educative, ha dedicato uno speciale al tema della valutazione degli apprendimenti. Attraverso interviste, opinioni, esperienze e pareri, mette in luce la situazione in Italia in merito all’insegnamento e all’acquisizione delle competenze, al giudizio autentico, ai voti, facendo emergere diversi spunti di riflessione su innovazione didattica, apprendimento e valutazione.

Ci sono insegnanti che pensano che cambiare il metodo di valutazione aiuti gli studenti a essere più motivati e consapevoli e permetta alla scuola di essere davvero inclusiva e attenta alla persona. Come? Passando da una valutazione formativa a una valutazione formatrice, così che gli studenti sappiano capire e usare ciò che hanno imparato, riuscendo a cogliere gli aspetti significativi di un processo di apprendimento.

La valutazione deve quindi evidenziare i punti di forza e di debolezza nel processo di apprendimento e indicare le strade da percorrere per migliorare, consolidare o potenziare i risultati raggiunti. Deve aiutare gli alunni ad autovalutarsi, ad acquistare autostima e a maturare una propria identità e un proprio giudizio. Ma la comunicazione deve essere chiara e non deve mai veicolare giudizi di valore sulla persona.

Un altro tema oggetto di dibattito è la valutazione delle competenze. C’è chi la denigra, temendo la perdita del valore culturale nell’istruzione, chi invece ne vede un’occasione per valorizzare talenti. Ma, da un lato, se il valutare si riducesse alla misurazione (sottostando all’imperativo delle medie matematiche) non potremmo né apprezzare, né conoscere; dall’altro, le ambiguità tra competenze disciplinari e trasversali e la multidisciplinarietà rendono il quadro complesso.

Leggi qui lo speciale (pp. 11-30)

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