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Le violenze degli estremisti fulani di cui nessuno si interessa

Negli ultimi anni in Nigeria sono stati uccisi non meno di seimila cristiani e distrutte più di mille chiese.

Nell’aprile del 2018, la chiesa di Sant’Ignazio nel villaggio di Mbalom, nello stato nigeriano di Benue, è stata attaccata e due sacerdoti sono stati uccisi insieme a diciassette parrocchiani. Quel giorno il mondo si accorse della violenza degli estremisti fulani, pastori islamisti semi nomadi che ormai da qualche anno uccidono impuniti. Come riporta la rivista Missioni Consolata, in quell’anno la Nigeria è stato il secondo paese al mondo per numero di vittime da terrorismo: 2.040, quasi il doppio che in Iraq secondo il Global Terrorism Index 2019. Di queste morti, più della metà (1.158) sono da imputare non ai famigerati terroristi di Boko Haram, contro i quali il governo ha ottenuto qualche vittoria, ma proprio agli estremisti fulani.

La violenza di questi ultimi, che vivono tra il nord del Paese a maggioranza musulmana e la cosiddetta Middle Belt che lo separa dal Sud a maggioranza cristiana, deriva sia da fattori economici che di fede. I cambiamenti climatici e la riduzione delle terre da pascolo stanno spingendo i fulani a spostarsi in nuove zone e così sorgono i conflitti con gli agricoltori, spesso cristiani. Gli attacchi vengono motivati da un punto di vista religioso, anche se non esiste un terrorismo organizzato.

«È triste, ma dobbiamo constatare che è come se vi fosse un ordine da parte del governo federale di non intervenire. E così i fulani uccidono, distruggono e poi fuggono, mentre nessuno fa niente. Anzi, se la polizia trova la gente locale con le armi che cerca di difendersi, generalmente arresta questi anziché i fulani. I mandriani si sentono forti, perché c’è un loro uomo al potere che li protegge».

Lo dice monsignor Peter Iornzuul Adoboh, riferendosi al fatto che l’attuale presidente Mohammed Buhari è di etnia fulani. Inoltre, vista la povertà di questi pastori, come fanno a essere armati di costosi fucili, se fino a poco tempo fa avevano con sé semplici bastoni? Fatto sta che, secondo Intersociety, tra la metà del 2015 e la metà del 2019 questi estremisti hanno ucciso non meno di seimila cristiani e incendiato o distrutto più di mille chiese. Mons. Adoboh spiega:

«I mandriani arrivano di notte, mentre la gente dorme. Le abitazioni dei contadini in genere sono isolate, perché circondate dai terreni e, dunque, gli assassini possono agire indisturbati. Lo schema è semplice: danno fuoco alla casa costringendo gli abitanti a uscire. Poi li massacrano. Adulti, bambini, donne incinte, anziani. Sono davvero scene orribili. I contadini cristiani non hanno le armi per difendersi, mentre i fulani sono armati fino ai denti».

All’indomani del tragico attacco a Mbalom, il vescovo di Makurdi, mons. Wilfred Chikpa Anagbe, ha dichiarato che per lui c’è un piano per islamizzare tutte le aree a maggioranza cristiana della Middle Belt nigeriana. Infatti, lo stato di Benue, tra i pochi nell’area a maggioranza cristiana, è quello più colpito dalle violenze. E se queste si estendessero anche al Sud del Paese? Gli appelli dei vescovi all’Occidente non vengono ascoltati. Il vescovo di Gboko, mons. William Amove Avenya, ricorda che la stessa indifferenza c’è stata con il genocidio in Ruanda. Non va commesso lo stesso errore.

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