XIV Domenica

Tempo ordinario, anno C

Letture: Isaia 66,10-14; Salmo 65; Galati 6,14-18; Colossesi 3,15.16; Luca 10,1-12.17-20

 

I discepoli si avviano, a due a due, spogli di tutto. Se ne vanno allegri e leggeri con in cuore un solo messaggio da ricordare, una sola parola: “Pace”, non filosofie, non astrusi discorsi sulle prove dell’esistenza di Dio. Solo quella pace che avevano sentito bruciare dentro ascoltando il Maestro, quel tepore dolce che avevano assaporato e in cui vien sempre voglia di sostare all’infinito. Senza denaro, senza provviste, senza quei sandali che possono far camminare due metri in più: non servono queste cose, non sono loro a dare forza, conforto o rifugio; meglio lasciarsi trasportare dall’onda di Gesù, fare affidamento su di Lui.

Insieme per le strade del mondo, non c’è da inventare nulla, c’è solo da abitare la vita: “Andate per le strade, camminate con la gente, osservate i volti, entrate nelle case, ascoltate il cuore della gente. A mani vuote e insieme, a due a due.” Nel libro del Qohelet al capitolo 4,9-12 è scritto che è sempre meglio essere in due: se uno cade l’altro lo rialza; se arriva un nemico in due possono resistere; in due, inoltre, ci si scalda meglio. E termina, un po’ a sorpresa, dicendo: «E una corda a tre capi non si rompe tanto presto».

Sembrano due, ma sono tre: c’è qualcuno che lega, c’è un filo invisibile ma presente: c’è con loro Colui che li ha mandati, la loro sola forza. Sembrano due a piedi nudi e mani aperte, senza sandali come Mosè davanti al roveto ardente, forse perché la terra diventa sacra quando si è portatori di pace, forse perché è terra che già pare risplendere.

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Don Luigi Verdi

 

Il Vangelo di questa domenica, riguarda l’invio dei discepoli da parte di Gesù. La missione è un aspetto intrinseco alla vita di ogni battezzato, non solo per alcuni, e la sua origine è in Cristo, non nell’individuo. Ciò che deriva dalla relazione con Cristo ha un impatto eterno, e dovremmo interrogarci se le nostre azioni provengono da Dio o da noi stessi.

Un elemento fondamentale della missione cristiana è la comunione: i discepoli vengono inviati “a due a due”, poiché la vita cristiana non ammette l’individualismo. Lavorare in coppia aiuta a evitare l’autoinganno dell’autonomia e implica essere incoraggiati, aiutati, limitati e ridimensionati dagli altri.

Questa comunione conferisce potere ai discepoli sugli “spiriti immondi”, perché lo Spirito Santo crea la comunione, mentre il diavolo la distrugge. La missione della Chiesa è quindi un “attacco frontale” contro la radice del male, che è la separazione da Dio e dai fratelli.

Gesù fornisce anche importanti istruzioni aggiuntive:

Le risorse materiali, tecniche e mondane sono secondarie. Non c’è bisogno di borsa, bisaccia o sandali. L’essenziale per essere un buon genitore o un buon sacerdote è la qualità della persona stessa, non le strutture o le tecniche, che sono conseguenze e non premesse.

I discepoli devono rimanere nella casa che li accoglierà, evitando relazioni transitorie o fugaci. Lo stile della missione cristiana è semplicemente l’amore che nasce da Dio e vive di comunione.

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don Fabio Rosini