XX Domenica del Tempo Ordinario

Anno A

Letture: Is 56,1.6-7; Sal 66; Rm 1,13-15.29-32; Mt 15,21-28

 

Proviamo ad immaginare la scena. Una donna cammina dietro a un gruppo di uomini che non la vogliono neanche guardare. Grida, insiste, si fa notare in un modo che in pubblico avrebbe fatto arrossire chiunque. Non le importa. A casa ha una figlia che sta male, “tormentata da un demonio”, dice il Vangelo, e lei ha sentito parlare di un tale, Gesù, che forse può fare qualcosa. Così lo insegue, gli si mette davanti, grida il suo dolore in mezzo alla strada. È una scena che conosciamo bene, anche se in abiti diversi: è la scena di ogni genitore che, davanti alla sofferenza di un figlio, perde ogni pudore e ogni cautela, e va a bussare a qualunque porta pur di trovare una risposta.

C’è però un dettaglio che disorienta: all’inizio Gesù non risponde. Non una parola. La donna grida, e lui tace. I discepoli, infastiditi da quella voce che non si arrende, gli chiedono di mandarla via. E Gesù, quando finalmente apre bocca, dice qualcosa che suona ancora più duro: lui è stato mandato solo per le pecore perdute d’Israele, e non è giusto togliere il pane ai figli per gettarlo ai cagnolini. Parole che, lette oggi, ci mettono a disagio. Non è il Gesù a cui siamo abituati, quello che accoglie tutti senza fare domande.

E qui, forse, sta il punto più vero di questo Vangelo: anche Dio, nella storia della salvezza, ha bisogno di allargare lo sguardo. Gesù nasce dentro un popolo, dentro una tradizione, dentro dei confini precisi. E quella donna pagana, con la sua insistenza scomoda, lo costringe ad andare oltre quei confini. Non è un dettaglio da poco. Ci dice che anche le nostre categorie più radicate — chi è dentro e chi è fuori, chi merita attenzione e chi no — possono e devono essere messe in discussione, quando davanti abbiamo una sofferenza vera.

La donna cananea, dal canto suo, non si offende e non se ne va. Prende sul serio anche le parole più dure e le rovescia a suo favore: “È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. Non chiede tutto, le basta una briciola. È una risposta intelligente, ma prima ancora è una risposta di fede: crede che anche una briciola di quell’uomo basti a guarire sua figlia. Non si è mai sentita così sicura di avere ragione, e proprio per questo continua a chiedere, senza vergogna, senza arrendersi al primo no.

Quante volte, nella vita di tutti i giorni, ci troviamo in una situazione simile: bussiamo a una porta e sembra non aprirsi mai. Chiediamo aiuto — a una persona, a un ufficio, alla vita stessa — e la risposta tarda, o non c’è, o è persino scoraggiante. La tentazione, in quei momenti, è mollare la presa, convincersi che non valga la pena insistere. La donna cananea ci mostra un’altra strada: quella di una fede che non si arrende al silenzio, che sa aspettare senza smettere di chiedere, e che proprio nell’insistenza trova la sua forza.

Gesù, alla fine, si lascia toccare da questa fede e la loda in un modo che non usa per nessun altro nel Vangelo: “Donna, grande è la tua fede!”. Non basta essere nati nel posto giusto, non basta appartenere alla comunità giusta: quello che conta è la fiducia con cui ci si mette in cammino verso Dio, anche partendo da lontano, anche a mani vuote, anche sentendosi esclusi.

Forse è questo l’invito di questa domenica: non smettere di gridare la nostra fiducia, anche quando sembra che nessuno ascolti. E, allo stesso tempo, imparare a guardare con occhi più larghi chi bussa alla nostra porta — chi ci sembra troppo diverso, troppo lontano, troppo “fuori” dai nostri schemi — perché anche lì, come la donna cananea insegna a Gesù stesso, può nascondersi una fede grande.

ReteSicomoro.it

Enrico Albertini

 

La donna delle briciole, madre intelligente e indomita che non si arrende ai silenzi di Gesù, è uno dei personaggi più simpatici del Vangelo. E Gesù, esce trasformato dall’incontro con lei. Quello che ci cambia nella vita non sono le idee, sono gli incontri.

Una donna di un’altra religione “converte” Gesù, gli fa cambiare strada.

Gesù ha un progetto: Sono venuto solo per le pecore perdute di Israele, e quella donna glielo fa cambiare: No, tu appartieni al dolore dei figli, tu sei pastore di tutto il dolore del mondo.

È la svolta del racconto. Questa immagine illumina Gesù. Nel Regno di Dio, non ci sono figli e non, uomini e cani. Ma solo fame e creature da saziare. La coscienza umile che tutti siamo uguali, e al contempo l’affermazione di essere là a cercare solo briciole di pane perduto, è ciò che commuove Gesù. Donna, grande è la tua fede! Lei che non conosce la Bibbia e che prega gli idoli di Canaan e di Fenicia, per Gesù è donna di grande fede. La sua grande fede sta nel credere che per Dio la sofferenza di un uomo conta più della sua religione. Lei non conosce la fede dei catechismi, ma possiede quella delle madri.

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p Ermes Ronchi

 

Che fastidio questa gente che segue e grida; che inopportune queste persone che hanno sempre bisogno di un tuo sguardo, di un tuo tocco, di una tua carezza. Che aspettano da te un intervento prodigioso, un miracolo pietoso. Anche tu quel giorno sembravi infastidito e che proprio non ne volessi sapere di quella donna straniera, fuori dai confini.

Ma è una madre, una madre che soffre e quando l’amore soffre non conosce frontiere o limiti: grida. Ma Gesù tace. Sembra distante, lontano, rinchiuso nei suoi confini.
Lo conosciamo tutti quel silenzio, quella distanza: sappiamo bene cosa vuol dire non avere risposta ad una nostra preghiera, ad un nostro grido. Noi, portatori di ferite, non lo accettiamo quel silenzio e la sola cosa che rimane da fare è gridare ancora più forte: «Aiutami!

Anche se sono quel che sono, anche se non ti conosco, ma so che puoi…». E qui Gesù finalmente rivolge a questa donna pagana, a questa madre, le sue parole, che non sono di consolazione, ma sembrano quasi una decisione presa: «Non è bene…».

Le sorprese più grandi spesso ci arrivano da chi non ce le aspettiamo: un escluso, un poveraccio, uno straniero, una donna qualsiasi. Di pane e briciole si parla, di figli e cagnolini che leccano affamati sotto al tavolo, dei prescelti e degli eliminati. Di chi si accontenta anche solo delle briciole, le briciole di Dio.

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Don Luigi Verdi